UX Research: 7 consigli pratici

Come applicare correttamente la ricerca allo sviluppo delle applicazioni

In Italia, il costo per sviluppare un’app dipende principalmente dalla complessità del progetto e dalle funzionalità richieste. Risulta naturale chiedersi: come mettere in sicurezza il proprio investimento?

Un’app semplice, con funzioni base, può costare dai 5.000 ai 20.000 euro, mentre un’app di media complessità, con login, notifiche, pagamenti e integrazione API, si aggira tra i 20.000 e i 50.000 euro. Per applicazioni complesse o enterprise, come marketplace o social network, i costi possono superare i 50.000 euro, arrivando anche a oltre 150.000 euro per progetti molto avanzati con funzionalità speciali.

Il prezzo varia anche in base a fattori come il numero di piattaforme supportate (iOS, Android), il design UX/UI, le integrazioni esterne, il team scelto e la manutenzione futura.

Di fronte a queste cifre, è naturale chiedersi: come mettere in sicurezza il proprio investimento? Come essere sicuri che l’interfaccia, le interazioni e i contenuti siano effettivamente funzionali per il target? Come garantire che l’utente utilizzi l’app senza frizioni o incomprensioni?

La risposta è testare tutto durante il processo di progettazione e sviluppo, ascoltare e osservare gli utenti e raccogliere insight sull’esperienza di navigazione step by step. È questo il cuore della UX Research, attività che MADE IN CIMA ha potenziato nel 2026 grazie a nuove collaborazioni professionali.

Perché la UX Research

Testare l’esperienza di navigazione di un’app – ma anche di un sito o e-commerce – permette di progettare strumenti basati su esigenze, aspettative e attitudini reali degli utenti target.

Comprendere come le persone leggono, navigano e fruiscono i contenuti consente di costruire flussi, pattern e soluzioni più chiari, intuitivi e apprezzati.

La maggior parte delle disinstallazioni o degli abbandoni precoci nelle prime settimane di utilizzo non è causata da problemi tecnici, ma da fattori legati all’esperienza stessa: confusione iniziale, onboarding poco chiaro o incoerenza tra aspettative e realtà del prodotto. In altre parole, gli utenti spesso non abbandonano perché l’app “non funziona”, ma perché non riescono a capire subito come trarne valore o si sentono frustrati dai primi passaggi.

Le ricerche UX dimostrano che testare l’app con utenti reali prima del lancio ha un impatto diretto sulle performance: le app validate tramite test di usabilità mostrano tassi di completamento dei task significativamente più alti, flussi più rapidi e minor numero di errori, rispetto a quelle testate solo internamente o non validate affatto. Questo accade perché i test anticipano criticità di navigazione, problemi di comprensione dei contenuti, incongruenze nel design e punti di frizione che il team di sviluppo, pur esperto, potrebbe non percepire.

In pratica, investire nella validazione con utenti reali prima del rilascio non solo migliora la soddisfazione e la retention, ma riduce anche costi e rischi: correggere problemi di usabilità dopo il lancio può essere fino a dieci volte più costoso rispetto a intervenire in fase di prototipo o beta. Inoltre, un onboarding ottimizzato e task chiari permettono di trasformare i nuovi utenti in utilizzatori attivi e fedeli, aumentando la probabilità di engagement continuo e di recensioni positive, elementi cruciali in un mercato competitivo.

Quando e come applicare la UX Research

La UX Research può intervenire in diverse fasi dello sviluppo:

1. Fase preliminare: CX Research tramite metodologie come survey o interviste in profondità per comprendere la conoscenza e l’esperienza delle persone nel settore, individuando i principali pain point e bisogni diffusi.

Nella fase preliminare, la CX Research ha l’obiettivo di comprendere il contesto, le persone e il loro rapporto con il settore o il servizio, prima di qualsiasi decisione progettuale. È una ricerca esplorativa, utile a costruire una base solida di insight su cui impostare UX, contenuti e strategia.

Cosa si può indagare:

  • Livello di conoscenza del settore, del prodotto o della categoria.
  • Esperienze pregresse: positive, negative, neutre.
  • Abitudini e attitudini: come il target tende a interagire con lo strumento.
  • Bisogni espliciti e latenti: ciò che le persone dichiarano e ciò che emerge dal racconto.
  • Pain point ricorrenti lungo la customer journey.
  • Aspettative e criteri di scelta tra alternative simili.

Esempi pratici:

  • Survey quantitative per mappare pattern ricorrenti (es. difficoltà più frequenti, canali utilizzati, fattori decisivi nella scelta).
  • Interviste in profondità per ricostruire l’esperienza reale delle persone, dal primo contatto al post-utilizzo, facendo emergere emozioni, frustrazioni e workaround.
  • Diary study leggeri per osservare il comportamento nel tempo, soprattutto in servizi non usati quotidianamente.
  • Customer journey qualitativi costruiti a partire dai racconti, non da assunzioni interne.
  • Segmentazione per bisogni (non demografica) per individuare cluster di utenti con aspettative diverse.
intervista usability

Questa fase permette di ridurre il rischio di progettare soluzioni autoreferenziali, allineando il lavoro a richieste e problemi reali e rilevanti. Gli insight raccolti orientano priorità, linguaggio, funzionalità e metriche di successo, rendendo le fasi successive di UX Research più mirate ed efficaci.

Un approfondimento sui tre principali approcci di ricerca? Eccolo.

Non esiste una metodologia migliore in senso assoluto. La scelta dell’approccio dipende dagli obiettivi della ricerca, dal momento in cui si trova l’organizzazione e dal tipo di decisioni che la ricerca deve supportare. Una strategia efficace spesso nasce dall’integrazione consapevole di più approcci, utilizzati nel momento più opportuno.

2. Prototipo iniziale: testare prototipi anche non navigabili per validare usabilità, comprensione, chiarezza e stile visivo dei contenuti.

Nelle fasi iniziali della UX Research, il prototipo non ha l’obiettivo di simulare un prodotto funzionante, ma di validare ipotesi. Anche prototipi non navigabili o a bassa fedeltà (wireframe statici, mockup, storyboard) sono strumenti efficaci per testare aspetti chiave prima dello sviluppo.

analisi di un wireframe per smartphone

Cosa si può testare:

  • Usabilità concettuale: l’utente capisce cosa può fare e dove si trova, anche senza interazioni reali.
  • Comprensione dei contenuti: etichette, titoli, microcopy e gerarchie informative risultano chiari.
  • Chiarezza del flusso: l’ordine delle informazioni è logico rispetto all’obiettivo dell’utente.
  • Stile visivo: tono, coerenza grafica, leggibilità e allineamento con il brand.

Esempi pratici:

  • Wireframe statici di una homepage e di una pagina prodotto per verificare se gli utenti individuano subito l’azione principale (es. “acquista”, “richiedi info”) senza spiegazioni.
  • Mockup non cliccabili di un form per testare se i campi sono comprensibili, se le richieste di dati sono percepite come eccessive o se emergono dubbi sul perché di alcune informazioni.
  • Prototipo cartaceo o schermate stampate per chiedere agli utenti di raccontare cosa pensano stia succedendo in ogni step (“cosa ti aspetti succeda qui?”), utile per validare naming e aspettative.
  • Test di preferenza visiva tra due varianti di layout o di tono testuale per capire quale comunica meglio affidabilità, semplicità o autorevolezza.

Questa fase consente di intercettare problemi strutturali e di contenuto molto prima dei test di usabilità su prototipi navigabili, riducendo costi di redesign e guidando scelte più consapevoli su architettura, copy e visual design.

3. Versione beta MPV: osservare l’utente mentre interagisce con l’app in ambiente controllato, lasciandogli compiti da completare (detti task), raccogliendo dati su comportamenti e difficoltà. Questi insight diventano la base per ottimizzare l’app prima del rilascio.

Nella fase di versione beta o MVP, la UX Research si concentra sull’osservazione diretta del comportamento reale dell’utente mentre interagisce con un prodotto funzionante, anche se non ancora completo. L’obiettivo è verificare se le ipotesi progettuali reggono nell’uso concreto e individuare criticità prima del rilascio.

Cosa si può osservare e misurare:

  • Efficacia dei task: l’utente riesce a completare i compiti assegnati senza aiuto.
  • Efficienza: tempo impiegato, numero di passaggi, errori o tentativi.
  • Punti di frizione: esitazioni, blocchi, fraintendimenti, workaround spontanei.
  • Allineamento con le aspettative: ciò che l’utente si aspetta di trovare vs ciò che trova davvero.
  • Reazioni qualitative: commenti a caldo, frustrazione, soddisfazione, sicurezza percepita.
utente in navigazione da smartphone

Esempi pratici:

  • Test di usabilità moderato in laboratorio o da remoto, chiedendo all’utente di completare task come “trova un prodotto e acquistalo” o “modifica un dato personale”, osservando dove si ferma o sbaglia.
  • Sessioni di thinking aloud, in cui l’utente verbalizza cosa sta pensando durante l’uso dell’app, utili per capire i motivi dietro azioni e indecisioni.
  • Analisi dei percorsi: confronto tra il flusso progettato e quello realmente seguito dall’utente per raggiungere un obiettivo.
  • Test comparativi tra due versioni di una stessa funzionalità per valutare quale supporta meglio il completamento del task.

Gli insight raccolti in questa fase permettono di prioritizzare interventi concreti su navigazione, interazioni e contenuti, basandosi su evidenze osservabili. La versione beta diventa così uno strumento di apprendimento fondamentale per ottimizzare l’esperienza e ridurre il rischio di problemi critici al momento del rilascio pubblico.

4. App già live. È possibile, naturalmente, intervenire anche su strumenti già live, testandone l’esperienza di navigazione, anche a confronto con i principali competitor o prodotti sostitutivi.

Quando un’app è già online, la UX Research si sposta su una logica di ottimizzazione continua, basata sull’uso reale e su dati comportamentali consolidati. L’obiettivo non è più validare ipotesi iniziali, ma migliorare performance, conversione e soddisfazione, anche attraverso il confronto con alternative presenti sul mercato.

Cosa si può analizzare:

  • Esperienza di navigazione reale: flussi più utilizzati, punti di abbandono, errori ricorrenti.
  • Comportamenti spontanei: azioni non previste, scorciatoie, funzionalità ignorate.
  • Pain point consolidati: frizioni che emergono solo con un uso ripetuto nel tempo.
  • Benchmark competitivo: differenze di usabilità, chiarezza e valore percepito rispetto a competitor o prodotti sostitutivi.
  • Coerenza end-to-end: continuità dell’esperienza tra touchpoint diversi (app, web, customer care, etc.).

Esempi pratici:

  • Test di usabilità su app live, con task realistici basati su casi d’uso frequenti (es. riacquisto, ricerca rapida, gestione account).
  • Analisi comparativa: far svolgere lo stesso task su app propria e su 1–2 competitor per evidenziare vantaggi, gap e best practice.
  • Interviste post-uso o survey in-app per collegare dati quantitativi a insight qualitativi.
  • A/B testing su funzionalità o micro-interazioni per validare miglioramenti incrementali.

Intervenire su un prodotto già live consente di massimizzare l’impatto del design e dei flussi di navigazione, lavorando su elementi che incidono direttamente sui KPI di business. Il confronto con il mercato aiuta inoltre a mantenere l’esperienza competitiva, evitando soluzioni autoreferenziali e orientando le scelte su ciò che funziona davvero per l’utente.

7 consigli pratici per applicare correttamente la ricerca allo sviluppo delle applicazioni

1. Affidati a uno specialista

Può sembrare banale, ma anche un piccolo bias nella formulazione delle domande o nella raccolta dei dati può compromettere i risultati. Un professionista esperto sa come strutturare interviste, task e survey per ottenere insight affidabili e utilizzabili.

2. Combina metodologie

Non limitarti ai numeri: osserva e ascolta gli utenti. Strumenti come il thinking aloud aiutano a capire motivazioni e frustrazioni che i dati quantitativi da soli non rivelano.

3. Seleziona un campione in target

Non tutti gli utenti sono rappresentativi. Studia il tuo cliente ideale e costruisci un campione mirato. Anche 5-8 utenti per round di test possono essere sufficienti per identificare la maggior parte dei problemi critici di usabilità, a condizione che il campione sia corretto.

4. Preferisci più round di mini-test

È meglio fare diversi test rapidi durante lo sviluppo piuttosto che un unico test finale. Intervenire presto riduce costi e tempi.

5. Adatta la metodologia al progetto

Ogni prodotto o app è unico. Personalizza strumenti, domande e approcci in base agli obiettivi della ricerca e al contesto di utilizzo reale, evitando formule preconfezionate.

6. Evita il confirmation bias

Non cercare solo conferme delle tue ipotesi: ascolta anche segnali che contraddicono le aspettative. Spesso sono proprio i feedback inattesi a rivelare problemi nascosti o nuove opportunità. Documenta tutto, anche ciò che non ti aspettavi e considera questi dati come preziosi per migliorare il prodotto.

7. Trasforma gli insight in azioni concrete

La ricerca è utile solo se i risultati guidano decisioni reali. Dopo ogni round, sintetizza i dati in problemi chiari e suggerimenti pratici, condividili con il team di sviluppo e definisci priorità. L’obiettivo finale non è solo capire cosa non funziona, ma migliorare davvero l’esperienza dell’utente.

In conclusione, oltre a migliorare l’esperienza dell’utente, la UX Research ha un impatto diretto su metriche di business concrete.

Riduce il tasso di abbandono, accelera l’adozione dell’app, diminuisce le richieste di assistenza e abbassa i costi di manutenzione post-lancio.

Intercettare errori di comprensione o frizioni prima del go live significa evitare rework costosi e proteggere il valore dell’investimento nel tempo.

Integrare la ricerca – anche applicando diversi metodi combinati – non è quindi un “extra”, ma una leva strategica per prendere decisioni più informate, allineare team tecnici e stakeholder e costruire prodotti digitali realmente sostenibili.

In MADE IN CIMA crediamo che progettare con l’utente al centro sia la chiave per sviluppare strumenti efficaci e di successo, trasformando l’incertezza in certezza.