Il significato dei podcast oggi

Tempo di lettura 12 minuti

Il podcast è maggiorenne, ma non sembra ancora uscito dall’adolescenza: fenomeno di costume, ma comunque di nicchia.
Tanti lo amano, molti non sanno cosa sia. Un’azienda come si deve comportare? Vediamolo insieme.

Cos'è un podcast e come è fatto

Per farla molto semplice, il podcast è una forma di distribuzione di contenuti a puntate, che si ricevono abbonandosi alla “trasmissione”, e che si possono fruire nel momento che ci è più comodo.

Detto questo, per il podcast di solito si crea una situazione che tutti conosciamo: facciamo coincidere specifici prodotti con la categoria di prodotto.

Se conosci questo mondo sono “podcast” determinate e specifiche trasmissioni (es. Tintoria, Supernova, BSMT, etc): il concetto viene identificato con quei prodotti. Un po’ come quando pensando ad una crema gianduja spalmabile pensiamo alla Nutella. Identifichiamo il prodotto con la categoria di prodotto: non è corretto, perché chiude gli orizzonti davanti agli occhi e ci fa vedere un pezzo della realtà.
Proviamo allora a partire dall’inizio per arrivare subito al nocciolo della questione.

scritta luminosa che dice "you are what you listen to"

Foto di Mohammad Metri su Unsplash

I contenuti distribuiti dai podcast possono essere audio oppure video.
Il profilo mediatico che sta dominando il mercato è quello audio: in questo gioca anche probabilmente il fatto che tra YouTube, Netflix, Amazon Prime, etc. abbiamo già molte fonti di serialità video a cui attingere che inevitabilmente hanno “mangiato” il mercato dei podcast video.
Anche se, sempre più spesso nel caso di podcast che prevedono il format intervista con personaggi famosi, è frequente trovare la soluzione audio + video: lo stesso contenuto è fruibile in genere sia su YouTube sia sulle piattaforme audio. Questo è particolarmente vero quando le registrazioni prevedono un pubblico live perché fatte in teatri o locali.

Come dicevamo per ricevere i contenuti è necessario “abbonarsi” al podcast, un po’ come facciamo per un canale YouTube che ci piace per ricevere la notifica di un nuovo video, oppure ancora – molto più semplicemente – come quando ci iscriviamo a una newsletter.

La logica è la stessa: ci interessa un creatore di contenuti, e iniziamo a seguirne l’attività sul medio-lungo periodo.

Una volta abbonati al podcast, quando un nuovo contenuto sarà reso disponibile verremo notificati e potremo ascoltarlo.

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    gli ascoltatori di almeno un podcast in Italia nel 2025

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    di ascoltatori dal 2018 al 2025

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    la maggior parte del pubblico ha meno di 35 anni

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    il tempo di ascolto medio di una sessione

I numeri dei podcast oggi in Italia

I numeri sono abbastanza evidenti: il fenomeno non è ancora di massa – come lo sono, per intenderci, i social –  ma è certamente in un trend positivo da diversi anni, sia a livello globale sia nel nostro paese.

I dati più aggiornati sono stati rilasciati in occasione della Giornata Mondiale dei Podcast 2025, che ricorre ogni 30 settembre, e provengono da una ricerca NielsenIQ per Audible. Raccontano anche e soprattutto di una frequenza di ascolto in aumento: la media è 9 volte al mese (più di due volte a settimana), con il 62% degli utenti che ha un appuntamento fisso settimanale con l’ascolto, e un 16% che lo considera un’abitudine quotidiana. 

Il pubblico, tendenzialmente giovane (under 35) e distribuito in modo omogeneo nel paese, sceglie cosa ascoltare prima di tutto in base al tema (80%), poi al genere di argomento (69%), e infine in base a chi parla (58%). Il perché si ascolta invece è soprattutto volontà di informarsi (46%) o curiosità verso un argomento di cui si sa poco (40%).
I generi preferiti: true crime (41%), storia e politica (39%), benessere (33%), fiction (24%). E, infine, la lingua: il 65% ascolta solo podcast in italiano, il 97% prevalentemente in italiano, spingendosi anche su altre lingue.

L’ultimo aspetto che ti segnaliamo sono le modalità d’ascolto: la crescita del fenomeno è legata anche e soprattutto a questo. Più del 70% degli ascoltatori si dedica ai podcast facendo altro e a casa propria. Il 62% lo fa negli spostamenti quotidiani (specialmente in macchina: 37%).

I motivi della crescita

Una forma di comunicazione che esiste da più di 20 anni, perché ha trend positivo soltanto negli ultimi anni? Che cosa lo sta determinando?

Alcune possibili motivazioni che ti sottoponiamo.
Prima di tutto la crescita del fenomeno podcast si allinea con delle tendenze in atto nel consumo di contenuti della nostra epoca:

  • è una comunicazione fatta di contenuti on-demand, che rispetta i tempi di vita delle persone, non obbliga ad appuntamenti fissi (pur garantendoli spesso: una puntata nuova a settimana è piuttosto diffuso in un certo tipo di podcast) e fa scegliere i contenuti secondo il proprio gusto
  • Si presta a una fruizione continua dei contenuti, “una puntata via l’altra” per intenderci: la fruizione cioè che siamo abituati a chiamare “binge-watching” pensando alle serie tv. Vengono replicati degli schemi di consumo che già utilizziamo altrove, sappiamo come si fa.
  • i podcast si possono ascoltare dove si vuole, facendo altro: a casa (la maggioranza delle persone sceglie questa opzione come abbiamo visto, un dato globale confermato dal dato italiano), in macchina, per strada, sui mezzi di trasporto pubblico, etc.

E poi, ecco l’aspetto interessante in chiave aziendale, il marketing ha individuato il mondo dei podcast come terreno fertile: già diversi anni fa una ricerca di Element Media Direct di cui si parla su Forbes riportava come il rendimento dell’advertising sui podcast sia cresciuto a tassi annuali intorno al 70/80% dal 2015 al 2018, con una previsione di aumento del 50% nel 2019 rispetto al 2018.

Nel 2025 la ricerca “From podcast to branded podcast 2025” dell’Osservatorio Branded Entertainment ha mostrato il ruolo oggi in Italia dei  branded podcast. Si tratta di podcast di chiara matrice aziendale: perché raccontano un’azienda e i suoi valori oppure perché l’azienda, nel rispetto dei propri valori e della propria mission produce in prima persona podcast di contenuto, quale che sia.

Ebbene sono podcast che

  • hanno impatto positivo in termini di ricordo e KPI del brand: il 37% degli ascoltatori scopre brand che non conosceva, mentre il 36% impara ad apprezzare marche e aziende
  • generano passaparola e brand advocacy: il 46% sostiene che i podcast sono argomento di conversazione, al 50% piace consigliare podcast da ascoltare e al 52% farsi consigliare.
  • dividono perché espongono al rischio di scarsa autenticità: il 42% li ha trovati troppo commerciali e il 44% li vorrebbe più interessanti

Ci troviamo di fronte a numeri che raccontano come cresce l’attenzione del pubblico e come cresce anche la redditività degli spazi pubblicitari legati ai podcast.

Aziende e podcast

Di fatto ci sono due strade per un’azienda che voglia sfruttare i podcast come uno strumento di marketing digitale da aggiungere alla proprio mix.
La prima, tradizionale, è quella di usare i podcast come canali all’interno dei quali comprare visibilità: il classico spot pubblicitario che da sempre funziona in radio o in televisione, e che porta su terreni conosciuti.
La seconda, contemporanea, è la produzione di podcast di contenuto: in questo caso l’azienda quasi “scompare” dietro al prodotto finito.
Sono valide entrambe, lo spot è più indicato in situazioni in cui il senso dell’operazione è mettere davanti alle orecchie delle persone un prodotto o un servizio specifico, mentre la produzione è più un tema di branding complessivo dell’azienda.

La pubblicitàtradizionalenei podcast

Qui non c’è nulla di nuovo sotto il sole: si sfrutta la popolarità dei podcast per promuovere prodotti e servizi, scegliendo il podcast giusto per i propri scopi. Il vantaggio rispetto alla tradizione è l’abbondanza di soluzioni a disposizione e, con essa, la possibilità di poter andare molto verticali sulle nicchie al pari di restare il più possibile orizzontali sul grande pubblico.
La percezione delle persone inoltre, rispetto al normale spot radiofonico e televisivo o alla pubblicità che si trova sulle piattaforme come YouTube e Netflix, è che le promozioni in un podcast siano meno invasive sul flusso dei contenuti.
E questo è un grande vantaggio per l’inserzionista: un vantaggio garantito da un lato dalla grammatica dei podcast, che spesso destina ai momenti pubblicitari l’inizio della trasmissione o un momento molto facilmente identificabile (e skippabile); dall’altro dal livello di coinvolgimento e interesse degli ascoltatori, sopra la media a cui siamo abituati, e quindi in grado di tollerare meglio il momento promozionale.

C’è, d’altro canto, una discreta variabilità anche nel come possono essere realizzati i momenti pubblicitari all’interno degli episodi di una trasmissione. Un altro tassello che contribuisce a rendere l’operazione efficace attraverso:

  • messaggi promozionali letti dallo speaker, con lo stile proprio del podcast, e per questo meno artificiali, più credibili
  • messaggi promozionali confezionati dall’azienda e mandati come veri e propri spot, a rullo, all’interno delle trasmissioni
  • sponsorizzazioni a livello di episodio, generalmente indicate a inizio e fine puntata, per cui “quello che state per sentire/avete sentito è offerto da”

In ognuno di questi casi l’esperienza di ascolto delle persone è percepita come “meno interrotta” dalla pubblicità rispetto ad altri canali e media: viene a cadere il classico “c’è la pubblicità, vado un attimo in bagno”.
Un esempio tipico di questa strategia, presente all’interno di podcast e non solo, è quello di Nord VPN. Si tratta di influencer marketing, nulla di particolarmente complesso, ma che ha prodotto risultati decisamente solidi per l’azienda.

nordvpn logo su smartphone all'avvio dell'app

Foto di appshunter.io su Unsplash

La promozionecontemporaneacon i podcast

“Con” i podcast, e non “all’interno” dei podcast: la differenza è tutta qui.
Si tratta in questo caso di creare podcast da zero, con contenuti originali, per promuovere i propri valori e attrarre il pubblico in modo indiretto: fare branding nel senso puro dell’espressione, porsi in un’ottica quasi “mecenatesca”, senza scomodare troppo il passato, ma con un chiaro intento in testa.
L’azienda, da operazioni simili emerge perché ha reso possibile a tutti gli interessati di un certo tema, o di un certo personaggio, l’esperienza di “avere altro contenuto in più” rispetto a quello esistente sul mercato.

Si agisce rispondendo all’interesse delle persone, offrendo non “panem” ma “circenses“. Questo, a posteriori, farà in modo che il ricordo dell’azienda da parte di potenziali clienti sia positivo perché ha reso possibile con i propri fondi qualcosa che altrimenti non sarebbe esistito.

Un esempio molto facile da identificare di questa tipologia di promozione è il podcast “La lunga notte dell’impero“, a cura di Chora Media, prodotto da Intesa Sanpaolo, scritto da Alessandro Barbero e Davide Savelli: racchiude tutte le componenti necessarie.

colosseo di roma al tramonto

Foto di Dario Veronesi su Unsplash

Un altro caso molto interessante a riguardo è quello di Mozilla, la compagnia proprietaria di Firefox, uno dei browser per il web storicamente più utilizzati.
Dopo lo scandalo Cambridge Analytica che coinvolse Facebook, Mozilla ha deciso di eliminare completamente dal proprio piano di marketing l’acquisto di pubblicità su Facebook. Un taglio del 10% del budget per il marketing digitale che risale a diversi anni fa e che non ha avuto, a detta dell’azienda, conseguenze negative sul fatturato, ma che soprattutto l’ha portata ad esplorare quelle che all’epoca erano nuove forme promozionali.

E la scelta è ricaduta proprio sui podcast: Mozilla ha infatti investito nella produzione di podcast negli Stati Uniti e all’estero, ad esempio con IRL – Online Life Is Real Life, un podcast dedicato all’esplorazione di cosa significa oggi vivere online, arrivato alla sua ottava stagione e vincitore di diversi premi.
Un podcast prodotto sull’onda della mission aziendale: “We build tech and support movements to reclaim the internet. Our mission is to make the internet healthier, and to make artificial intelligence more trustworthy.”

Podcast: un'opportunità
da sfruttare

Abbiamo fatto una panoramica breve, non esaustiva, ma indicativa: i podcast sono oggi più che mai un’opportunità per chiunque abbia una storia, personale o commerciale che sia, da raccontare.

Sempre più noi siamo quello che diciamo e raccontiamo, come persone e come aziende: abbiamo un altro modo di farlo, è giusto cogliere l’occasione.

Per coglierla servono idee chiare, sia dal punto di vista commerciale, sia strategico in termini di comunicazione.
Se ti piace l’approccio alle cose che abbiamo, possiamo esserti di aiuto anche qui: magari pensando insieme a te al primo, o prossimo, podcast.